Doping di Schwazer 2012: medici FIDAL condannati. Ma chi esulta continua dire bugie

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E’ arrivata, dopo anni di dibattimento e numerosi rinvii delle udienze, la sentenza di primo grado a carico dei medici e della funzionaria FIDAL, accusati di aver favorito con le loro omissioni il doping di Alex Schwazer nel 2012. Pene severe, maggiori delle richieste del PM: 2 anni a Pierluigi Fiorella e Giuseppe Fischetto (con annessi 2 anni di interdizione dalla professione medica), 9 mesi per Rita Bottiglieri (che il PM aveva chiesto di assolvere per insufficienza di prove), e per tutti interdizione perpetua da incarichi federali sportivi. Adesso si attendono le motivazioni (ci vorranno 90 giorni) e il secondo grado di giudizio.

La sentenza del Tribunale di Bolzano è comunque opposta a quanto avevano deciso le istituzioni sportive italiane già in due distinte occasioni:

  • 5 ottobre 2015, richiesta di sconto della squalifica doping da parte di Schwazer, respinta dal Tribunale Nazionale Antidoping. 
    In questa occasione furono emblematiche le parole della Procura Antidoping che, in merito alle rivelazioni di Schwazer, sottolineava come “sia la Procura della Repubblica di Bolzano che l’UPA ritengono che l’Atleta non abbia compiutamente detto tutta la verità e che restano forti zone d’ombra su cui l’Atleta, pur più volte sollecitato, non ha reso i doverosi e necessari chiarimenti” e che “ l’Atleta non avesse fornito alcun elemento probatorio nuovo rispetto all’informativa del 30 luglio 2014. Al contrario, si ritiene che il dott. Fiorella e il dott. Fischetto abbiano risposto ai quesiti posti fornendo riscontri oggettivi
  • 7 dicembre 2017, procedimento contro Giuseppe Fischetto e Pierluigi Fiorella da parte della FMSI, assoluzione del Tribunale.
    In questo processo è stato sempre un Procuratore, quello della Federazione medico sportiva Cesare Martellino (già Procuratore capo a Terni e primo presidente della Commissione di appello della Federcalcio), a rimanere perplesso leggendo le carte del procedimento penale di Bolzano, tanto da dire “Ma dov’è il vulnus? Io chiedo l’assoluzione

Certo, la giustizia ordinaria si muove su un piano diverso da quella sportiva, ma di fatto qui c’è una sovrapposizione, un pericoloso cortocircuito. Il testimone Schwazer ritenuto non credibile nel 2015 (da entrambe le procure, ordinaria e sportiva) diventa credibile vista la sentenza di oggi, chi è stato assolto a fine 2017, per gli stessi fatti viene condannato oggi. Nello specifico Rita Bottiglieri non avendo alcuna pendenza con la giustizia sportiva, e con il PM di Bolzano che ne richiede l’assoluzione, è condannata lo stesso. Ma allora come funziona? Chi ha ragione?

Prima di rispondere una riflessione; in tutto questo tempo sia Sandro Donati che i giornalisti della sua parte hanno spinto su un presunto complotto citando incongruenze, sospetti, conflitti di interessi, e evidenziando anche i rapporti tra le persone, includendo ovviamente i dottori imputati in questo processo (la Bottiglieri almeno in questo caso viene lasciata in pace). Noi proviamo ad analizzare la questione da un altro punto di vista, però basandoci su 3 fatti.

Fatto 1: a marzo 2016 il Deputato 5 Stelle Riccardo Fraccaro segnalava pubblicamente, dopo anche una interrogazione parlamentare, che tra i soci della Fondazione Cassa di Risparmio Sparkasse figuravano tra gli altri Gerhard Brandstätter (avvocato di Schwazer e Presidente della Cassa di Risparmio di Bolzano), Guido Rispoli (allora procuratore capo di Bolzano, che avviò e seguì le indagini lasciandole poi in mano a Giancarlo Bramante al momento del trasferimento in Molise) e Carla Scheidle (il giudice che si è pronunciato oggi). Fraccaro quindi affermava che “L’elenco è lungo ed è frutto dell’attuale sistema di cooptazione, che ha di fatto creato un’élite, un salotto buono dove l’alta società altoatesina si ritrova e decide…Giudici e inquirenti sono spesso e volentieri legati in maniera equivoca con quella finanza e quella politica che dovrebbero invece controllare“.

Fatto 2: Sandro Donati ha detto di essere un consulente WADA (ed è scritto sulla copertina del suo secondo libro), ma la stessa WADA lo ha smentito a marzo 2016: “non ricopriva nessun incarico e non è nostro consulente“. Quindi, non si sa a che titolo, Sandro Donati ha collaborato fattivamente alle indagini della Procura di Bolzano, ed ha preso visione di molti documenti (cosa che mi confermò lui stesso). In seguito alle indagini ha preso sotto la sua ala Alex Schwazer, con la condizione che quest’ultimo dicesse tutta la verità. Le memorie del marciatore (nate più dalla semplice rilettura degli atti che da sue spontanee rivelazioni) sono poi arrivate alle procure dopo il patteggiamento, ma non sono state ritenute rilevanti dalla giustizia sportiva, tanto che l’atleta per la prima squalifica non ha ottenuto sconti di pena. L’altoatesino ha poi ammesso in tribunale di essere stato aiutato nella stesura di queste memorie da Sandro Donati. Infine si trova sui giornali conferma che un primo contatto tra Schwazer e Donati ci fu già ad inizio 2013, con l’altoatesino indagato mentre il tecnico romano collaborava alle indagini.

Fatto 3: per la vicenda del doping di Schwazer del 2012, il medico Michele Ferrari non è stato ne imputato ne chiamato a testimoniare, nonostante secondo gli atti di indagine l’atleta avesse con lui un rapporto di collaborazione dubbio, tenuto segreto inviando anche email sotto il falso nome di Alfred Rainer. Risulta infatti da una delle email agli atti, l’invio dei valori di una analisi del sangue di Schwazer a Maggio 2010; in merito a questo il Prof. Sottas (funzionario WADA) ha dichiarato che tali valori erano compatibili con doping ematico. Ad oggi però i risultati sportivi di Alex Schwazer del 2010 non sono mai stati cancellati ne è mai stato aperto un procedimento sportivo in merito.

Quindi torniamo al quesito: chi ha ragione, la giustizia ordinaria o quella sportiva? Ci ha risposto Eugenio Capodacqua, fornendo la sua versione ridondante, parlando ancora una volta di organismi sportivi autoreferenziali e quindi secondo lui non credibili. Lecito pensarlo, ma a guardar bene pure Sandro Donati rispetto a Eugenio Capodacqua è autoreferenziale, e lo stesso vale rispetto ad altri suoi amici giornalisti. E potrebbe anche sorgere il dubbio di altre autoreferenzialità.

La conclusione è che comunque, sentenza giusta o meno, la vicenda giudiziaria di Fischetto, Fiorella e Bottiglieri, è già ad uso, abuso e consumo dei “fan” del complotto contro Schwazer, che oltre a buttare a gambe all’aria l’etica sportiva con uscite e dichiarazioni più disparate (la casistica sul gruppo “Io sto con Alex” o su twitter è devastante per ignoranza e comicità involontaria), si nutrono di notizie false che poi rigurgitano in giro.

Le sentenze si rispettano, sia quelle sportive che quelle penali; ma prima di tutto è la verità che va rispettata. Per questo in attesa degli esiti futuri e del tanto agognato DNA, non resta che fare un pò di Fact Checking, tanto di materiale ce n’era prima, ma dopo oggi ce ne sarà a volontà.

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FACT CHECKING 25 gennaio 2016

Dalla pagina Facebook “Io sto con Alex”: “Alex Schwazer depose in Tribunale contro i due medici suddetti in data 16 dic 2015. proprio quel giorno la IAAF programmo’ il famigerato controllo antidoping dell’1 gennaio 2016“. Tesi fasulla, infatti chi la sostiene, guardacaso omette sempre di dire che in realtà Schwazer aveva già deposto il 23 novembre 2015 contro Fischetto e Fiorella, e che le “accuse” nei confronti dei medici si sapevano già da Aprile 2015, quando le sue memorie alle varie procure finirono senza troppa difficoltà in mano ai giornali.

 

Sandro Donati, grazie alla penna di Eugenio Capodacqua (articolo qui >)  maramaldeggia ancora sul mondo sportivo e non con varie dichiarazioni. Quale miglior giorno di oggi per fare un filotto.

Donati 1: “Ricordo che fui proprio io a indicare alla Wada l’11 e 12 luglio del 2012 la necessità di un controllo su Alex”.
Sarà anche vero che ha scritto alla WADA, ma la stessa Agenzia Mondiale Antidoping assieme a CIO e alla IAAF (si, la stessa IAAF di Fischetto), aveva già deciso un mese prima delle sue “indicazioni” di controllare Schwazer tre volte a fine Luglio 2012 perchè c’erano già evidenze di doping, fatto confermato in tribunale dal Prof. Sottas (funzionario WADA). Donati quindi non ha nessun merito, però continua a ripetere questa storiella come se fosse il contrario.

Donati 2:  “Ora questa sentenza mette in luce anche le responsabilità dell’ambiente e fa inquadrare in una prospettiva ben chiara la presunta seconda positività dell’atleta riscontrata il 1° gennaio 2016”
Altra speculazione. In base a quali prove o circostanze si può affermare che la decisione odierna, prima ancora che fosse pronunciata, abbia portato due anni fa al fantomatico (e presunto) complottone del 1 gennaio 2016? Rimanendo il fatto che il complotto ai danni di Schwazer è come lo Yeti; ne parlano in tanti, ma nessuno ha le prove della sua esistenza.

Donati 3: “C’e’ sempre stata ostilita’ nei confronti di Schwazer al quale il Tribunale Nazionale Antidoping non ha mai dato la possibilita’, per il presunto secondo caso doping , di un’udienza sportiva in Italia davanti al TNA”
Qui attacca addirittura il TNA, omettendo le evidenze che si possono trovare facilmente leggendo i vari comunicati stampa del TNA e del TAS; tra giugno e luglio 2016 è stato Schwazer con il suo staff legale ad insistere su una sospensiva del giudizio, che da regolamento solo il TAS di Losanna gli poteva dare. Poi lo stesso Tribunale Svizzero ha respinto la richiesta, ma ha proposto a Schwazer di intervenire nel merito per soddisfare la sua fretta (se fosse andato a giudizio tramite il Tribunale Nazionale Antidoping, il tutto di sarebbe discusso a Settembre dopo le Olimpiadi, come successo a Jamel Chatbi). Alla fine Schwazer ha accettato scegliendo consapevolmente di saltare il giudizio italiano, quindi Donati cosa voleva di più, delle regole ad hoc solo per il suo atleta?

22 dicembre 2017 su AtleticaLive (sito di gossip fedele a Donati), e qui basta solo il titolo 

Donati 4: Sandro Donati a QA: “I media hanno favorito l’insabbiamento del caso Schwazer”
Questione di numeri (fonte Datastampa) che smentisce ancora una volta l’allenatore romano. Nell’anno 2017 Schwazer è stato citato sui giornali italiani 940 volte, nello specifico Schwazer+DNA 137 volte, Schwazer+complotto 149 volte; in media delle “sacre urine” si è parlato sui quotidiani sicuramente 11 volte al mese, e non è poco. Se poi ci aggiungiamo gli articoli sui siti internet e le ospitate ad Uno Mattina, a Nemo e da Peter Gomez, chi ha ancora il coraggio di dire che i media non hanno dato spazio alla questione? Per confronto Antonella Palmisano è una dilettante, solo grazie alla medaglia di Londra è stata citata sui giornali 214 volte, altrimenti sarebbe rimasta nell’oblio. E poi Donati quando chiama gli rispondono tutti, non prendiamoci in giro; a suo tempo ha anche avuto a disposizione TV2000 che lo ospitava a piacimento senza mai un contraddittorio.

 

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