La marcia svenduta al “mercato” olimpico. La commissione marcia IAAF propone di cambiare le distanze di gara (eliminando 50km e 20km)

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La lotta per la sopravvivenza della marcia non è ancora finita. Dopo il tentativo dell’aprile 2017 (sommerso dalle proteste dei marciatori di tutto il mondo) la Commissione marcia della IAAF sta proponendo nuovamente di cancellare la 50Km e la 20Km.

E’ stata inviata una email il 10 gennaio alle Federazioni di ogni nazione (con invito di diffusione tra atleti e tecnici ed invito alla risposta da inviare a luis.saladie@iaaf.org entro il 28 gennaio), sostenendo che ora è <<il momento di cambiamenti radicali>> per rendere la nostra disciplina <<più attraente sul mercato>>. La lettera contiene delle proposte di cambiamento della marcia ed è scaricabile da questo link (in lingua inglese e anche in traduzione italiana).

Il mio disappunto, oltre alle perplessità sull’introduzione dell’agognato sistema elettronico di rilevamento della sospensione (Race Walking Electronic Control System RWECS), si concentra principalmente sulla terza proposta, che prevederebbe dal 2021 la cancellazione della 20Km e della 50Km sostituendole con due nuove gare, sui 10Km (pista o strada) ed i 30Km. Questa modifica secondo la Commissione IAAF renderebbe la nostra disciplina <<più attraente sul mercato>>.

Pubblico qui la mia risposta con le mie ragioni, che naturalmente invierò domani all’email luis.saladie@iaaf.org. Ci sono state altre risposte da parte del campione australiano Jared Tallent e di altri 30 marciatori di livello internazionale (qui la risposta congiunta con controproposte davvero valide), oltre ad un accurata analisi di Tim Erickson (“Heel and Toe” n. 17A – 1716A16) che contiene anche le risposte inviate alla IAAF di Stuart Cooper (Presidente del Victorian Race Walking Club dell’Australia), David Sim (Presidente di  Racewalking New Zealand) e Peter Marlow (ex giudice di marcia internazionale e responsabile della commissione marcia della Federazione di atletica inglese)

Vi invito a fare altrettanto e in fretta entro il 28 febbraio, la marcia ha bisogno di noi.

Caro Luis

ho ricevuto la lettera della IAAF dalla Federazione Svizzera (sono giudice di marcia in Svizzera). Mi dispiace non avere ricevuto nessuna informazione dalla Federazione italiana (sono un ex marciatore italiano e sono regolarmente tesserato come allenatore in Italia), cosa ironica visto che Maurizio Damilano è italiano come me. Indipendentemente da questo, mi dispiace che la tempistica di questa lettera sia in ogni caso inadeguata a coinvolgere veramente il mondo della marcia.

Ecco le mie risposte alla commissione IAAF:

  • Risposta alla proposta 1: Ovviamente sono d’accordo sui 2 eventi individuali maschili e femminili, anche perchè dopo la battaglia per la 50Km femminile non vedo per quale motivo tornare indietro. Per quanto riguarda i formati innovativi sono aperto a delle proposte valide (ad esempio la staffetta mista potrebbe funzionare), a patto che ciò non sia una pagliacciata (gare su distanze troppo brevi evidenziano ancora di più le criticità di giudizio della nostra disciplina) e sia un’aggiunta che non sostituisce la 20Km e la 50Km individuale.
  • Risposta alla proposta 2: Non sono totalmente contrario al Race Electronic Control System (RWECS), ma ci sono troppe perplessità sul sistema (come sicuramente avranno evidenziato i marciatori di alto livello). I dubbi sono molti (troppi) e non sono stati chiariti. Si lavora da molto tempo su questo sistema come soluzione di tutti i mali, ma credo che sia più corretto che la commissione proponga in modo trasparente un prototipo funzionante da far provare agli atleti prima di prendere qualsiasi decisione e soprattutto prima di stabilire in modo affrettato dei tempi di applicazione.
    In ogni caso da giudice ritengo che le maggiori criticità nel giudizio della marcia siano nella 20Km e distanze inferiori, mentre nella 50Km, vista anche la durata della gara, non vedo particolari problemi. Sono convinto che una giuria di 8+1 giudici di livello internazionale, impegnata nel giudizio di una gara di 20Km con massimo 50 marciatori professionisti che competono su un buon circuito da almeno 2Km, sia perfettamente in grado di valutare adeguatamente il gesto tecnico di tutti gli atleti senza l’utilizzo della tecnologia; in caso di più di 50 atleti in gara, magari su circuiti da 1Km con punti del percorso troppo stretti in larghezza, è evidente che il giudice non è nelle condizioni ottimali per fare il suo lavoro. Pertanto, mentre si valutano le soluzioni tecnologiche senza stabilire rischiose scadenze, probabilmente la commissione dovrebbe anche valutare soluzioni più pratiche che possano aiutare il compito dei giudici.
  • Risposta alla proposta 3: Ritengo che le distanze dei 20Km e 50Km debbano rimanere invariate. La 50Km è storicamente l’essenza della marcia, una gara epica che ci caratterizza rispetto alle altre discipline, ne abbiamo avuto recente dimostrazione alle Olimpiadi di Rio 2016, pertanto mi stupisco che la commissione possa proporne ancora la cancellazione. L’alternativa dei 10Km è ridicola visto che a suo tempo era già stata eliminata dal programma delle maggiori manifestazioni internazionali e visto che accorciando la distanza aumenterebbero di certo i problemi del giudizio. L’alternativa dei 30Km è una strana via di mezzo che stravolgerebbe la preparazione degli atleti togliendoci un altra particolarità della nostra disciplina, ovvero l’unicità dell’atleta cinquantista e di quello ventista; inoltre sui 30Km si ripresenteranno gli stessi problemi di giudizio che abbiamo per la 20Km, non è una grande soluzione. La 30Km non potrà mai essere come la 50Km; in un momento in cui gli sport di resistenza estrema (come il Triathlon e Trail Running) stanno prendendo piede, la sola ipotesi di sostituire la 50Km di marcia (punto di forza che evidentemente non è stato sufficientemente valorizzato) è un comportamento suicida. Piuttosto andrebbe ripristinata la 50Km in un giorno diverso dalla 20Km, in modo da dare la possibilità agli atleti più talentuosi di competere in entrambe le distanze ed ai giudici di lavorare meglio con il giusto recupero mentale tra le gare.
  • Risposta alla proposta 4: non credo che si possano ancora stabilire delle scadenze, e con tutto il rispetto questo è colpa della commissione IAAF che non mi pare abbia lavorato in modo trasparente (vedi anche ciò che stava avvenendo ad aprile 2017 all’insaputa della maggior parte dei marciatori del mondo).

Infine aggiungo delle ulteriori considerazioni e suggerimenti:

  • Se si vuole veramente coinvolgere il mondo della marcia nella sua “evoluzione”, forse la commissione deve cambiare il suo modo di porsi e di comunicare. Oltre a questa email formale bastava fare un comunicato ufficiale tramite il sito IAAF e le relative pagine social, così sarebbero stati realmente avvisati tutti gli interessati. Oltretutto sono stati tagliati fuori i pochi marciatori degli stati più piccoli che molto probabilmente non sono stati neanche avvertiti dalla propria federazione; forse invece che fidarsi solo della collaborazione delle federazioni, sarebbe stato meglio avvertire direttamente anche i siti web degli appassionati che nel mondo si occupano di marcia. Non credo di sbagliarmi se dico che in molti casi è più utile alla marcia il supporto di pochi appassionati piuttosto che il disinteresse di una intera federazione. Se il messaggio è valido per tutti gli atleti e tecnici (ed anche giudici) deve essere reso disponibile veramente a tutti, siamo nel 2019 e abbiamo a disposizione numerosi canali di diffusione di informazioni, tra cui i social.
  • Mi ha molto colpito nella lettera IAAF la frase <<adattarsi al mercato mondiale in cambiamento per partecipanti, spettatori, media e sponsor>>. Nelle aziende quando i dirigenti parlano di “adattarsi al mercato mondiale in cambiamento” vuol dire che presto arriveranno una raffica di licenziamenti, e quindi che i dirigenti hanno già preso le loro decisioni e stanno solo cercando scuse.  Nel nostro caso se si parla di “mercato” allora vuol dire che la marcia è un “prodotto”, quindi bisogna prima di tutto porsi le domande “Quali sono i punti di forza ed i punti deboli del prodotto? Ho saputo vendere il mio prodotto? Ho pubblicizzato adeguatamente il mio prodotto? Ho saputo valorizzare il mio prodotto? Ho saputo spiegare al mondo cos’è il mio prodotto?”; mi sembra invece che l’approccio della Commissione IAAF sia quello dell’azienda che non riuscendo vendere al mondo il suo prodotto allora si sia convinta che è il prodotto ad essere sbagliato. La marcia è un prodotto di pregio (con punto di forza la 50Km) che va tutelato e valorizzato senza necessariamente stravolgerlo; se ci sono dei problemi a “vendere” il prodotto marcia, può essere anche che il venditore non è abbastanza bravo nel suo compito.
  • E’ evidente che manca un progetto di comunicazione globale che possa aiutare l’espansione della nostra disciplina , in modo da diffonderla adeguatamente ed avere l’interesse del grande pubblico e quindi degli sponsor e dei media. Immagino che la Commissione marcia di Maurizio Damilano  negli anni abbia lavorato in questo ambito, per cui mi chiedo quali sono i risultati? Abbiamo avuto una crescita esponenziale di praticanti? Purtroppo credo di no.
    Ho fatto un semplice test andando su youtube, ed ho provato a cercare un video con le parole chiave “race walking iaaf” trovando questo https://www.youtube.com/watch?v=z47KyUUiQHU ; capisco che è di qualche anno fa, capisco che forse era rivolto ad un pubblico specifico, ma non solo da un punto di vista comunicativo è di una noia mortale. Oltretutto affianca grandi campioni (come Jefferson Perez e Robert Korzeniowski) a personaggi “caduti” nel doping che non credo meritino di essere considerati dei modelli da seguire, neanche dal punto di vista strettamente tecnico. Questo video ad esempio è un grave errore di comunicazione,  va scalzato dalle prime posizioni dei motori di ricerca ad opera di un nuovo video targato IAAF che spieghi la marcia in modo accattivante ed esauriente, che possa avvicinare nuove persone alla disciplina. Il mondo della comunicazione ora si affida a portali tematici, pagine social dedicate che martellano la popolazione in modo da “vendere il prodotto”, per cui prima di tutto l’evoluzione della marcia deve essere nella comunicazione di ciò che è. Guardate ad esempio cosa fa per il tennis il sito wearetennis.com, è un fantastico esempio di quello che non è stato fatto fin’ora nel mondo della marcia. Se può servire mi offro GRATUITAMENTE alla commissione IAAF e a qualsivoglia associazione di marciatori o federazione di qualsiasi parte del mondo che ne abbia bisogno, per una consulenza sulla comunicazione o per attivare un sito web dedicato alla marcia o delle pagine social adeguatamente strutturate, a patto che tutto venga organizzato a livello mondiale per collegare gli appassionati di tutto il mondo. Ribadisco, GRATUITAMENTE e senza secondi fini (come ho sempre fatto per la marcia).
  • Serve inoltre un coordinamento mondiale degli appassionati di marcia appoggiandosi non solo alle federazioni ma anche alle singole associazioni di veri appassionati (e nel mondo ce ne sono validissimi esempi) in modo da creare iniziative congiunte di promozione della disciplina dal livello locale fino al livello internazionale, in modo da rendere le grandi manifestazioni  (campionato del mondo a squadre o anche i meeting di marcia) una giornata evento con iniziative dedicate al grande pubblico.

 

Saluti
Stefano La Sorda
Marciatore
Giudice di marcia
Istruttore

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