Schwazer saga: perizia su DNA urine è sbagliata?

Pubblicato il

“Ma perché vogliono le nostre urine? Non mi sono mai allenato quanto lui, lo sanno tutti come si allenava,  mostruoso!”. E ancora “Non mi hanno chiesto neanche se in questo periodo mi sto allenando tanto o poco” e poi “Quando sono andato lì a pisciare ero a riposo da una settimana per un fastidio muscolare” e un altro “Ma paga Schwazer di tasca sua per tutte queste assurde analisi, vero?”. Sono alcune delle domande che si sono posti i 56 (poi diventati 37) atleti chiamati a riservare la propria minzione per l’ultima perizia svolta dal RIS di Parma sulle urine dopate di Alex Schwazer.

Background
Ripercorriamo con ordine le ultime fasi di questa vicenda. A ottobre 2019 il Giudice Walter Pelino ha fatto ulteriori richieste di analisi, tra cui quella che è nell’immagine estratta dalla sua ordinanza:

Il 14 settembre 2020 il Comandante Giampietro Lago del RIS, in qualità di esperto del tribunale, ha presentato i risultati della perizia richiesta, e nella sua dichiarazione finale, a domanda del giudice ha risposto:

“Alla fine ci sono ancora 3 opzioni su come è nato questo valore [ndr di DNA]. O attraverso il doping, o attraverso una patologia o attraverso la manipolazione. Non voglio aggiungere altro”.

In pratica il Colonnello ha scartato l’ipotesi del super-allenamento che incide sulla quantità di DNA nelle urine, valutando le altre tre ipotesi ugualmente possibili al 33% ; ma Schwazer, sostenuto da Sandro Donati e da buona parte dei media italiani, grida a gran voce che secondo lui le conclusioni del RIS confermano esclusivamente l’alterazione delle urine:

Non è stato doping. Non è stata nemmeno una patologia … mi stavo allenando al massimo … Il giorno del prelievo ero reduce da 40 Km di allenamento. Resta quindi solo una causa: la manomissione della mia provetta”.

Ma questa affermazione dei “40Km di allenamento” è in piena contraddizione con la linea difensiva usata nel 2016 davanti al TAS, quando venne esposta la relazione del Dr. Giuseppe Pieraccini di cui pubblichiamo una parte:

Alessandro Donati, che mi ha fornito dati tecnici riguardanti il programma di allenamento seguito dall’atleta prevedevano nel periodo delle festività tra Natale e Capodanno un alleggerimento dell’allenamento nel periodo di fine anno nemmeno stava svolgendo programmi pesanti di allenamentole sessioni di allenamento non prevedevano distanze superiori ai 20 – 25 km durante gli ultimi mesi del 2015

O c’è qualcuno che mente, oppure Schwazer aveva mantenuto la vecchia abitudine di adattare a suo piacimento i programmi di allenamento all’insaputa dell’allenatore. Se fosse solo per volontà dell’applausometro popolare, l’altoatesino sarebbe già alle Olimpiadi; ma la realtà è che anche in caso di archiviazione penale (probabile ma non scontata), la squalifica sportiva rimarrà invariata.

Sia il perito della WADA che quello World Athletics sono in disaccordo con le conclusioni del RIS, e presenteranno in tribunale le rispettive controdeduzioni, che si riassumono nelle loro recenti dichiarazioni:

Prof. Vincenzo Pascali:l’abbondanza di DNA in questo estratto non è per nulla singolare e non ha bisogno di particolari spiegazioniLe sperimentazioni Lago sono anche, nella mia personale opinione, del resto basate su ipotesi troppo semplici o troppo futili o troppo inconferenti con il tema che si vorrebbe esplorare”

Prof. Emiliano Giardina:Nei processi … si cerca la presenza di DNA di uno o più soggetti, non la quantità. L’urina contenuta nel campione B analizzata dal Colonnello Lago si trovava nel medesimo contenitore che è stato chiuso in presenza dell’atleta … All’interno di questa urina, con il rispetto del contradditorio, è stato trovato doping e un unico DNA: quello di Schwazer. La sperimentazione del Col. Lago…dimostra che la quantità di DNA rilevata nell’urina di Alex Schwazer poteva essere superiore al momento del prelievo, ma che debba ritenersi un valore riscontrabile nella popolazione umana.”

La perizia del RIS e i 37 atleti FIDAL
Sulla pagina della perizia in immagine, sono sottolineati in rosso i passaggi che dovrebbero essere stati valutati anche dal punto di vista fisiologico sportivo. La perizia parla di “atleti super-allenati”, ma rispetto a chi?

Il soggetto centrale è Alex Schwazer, non una persona qualunque e neanche un “ottimo” atleta della nazionale, ma un super-atleta (dopato o no) il quale, anche secondo il suo coach Donati (persona non infallibile visto che già nel 1992 due sue atlete si doparono a sua insaputa), nel 2015/2016 si allenava per vincere non una, ma due medaglie d’oro; nella 20Km e 50Km di marcia, due gare di altissimo livello a distanza di pochi giorni. Oltre a questo, è noto che le intensità e i km di allenamento dell’altoatesino sono sempre stati notevoli e difficilmente raggiungibili dagli altri atleti italiani; anche 200/230/250 Km a settimana più ore di bici sui rulli, allenamenti per certi versi simili a quelli di un triatleta. Da ricordare poi la recente rivelazione dei 40Km fatti il giorno prima del controllo antidoping del 1° gennaio 2016.

I 37 atleti scelti per il confronto non sono minimamente paragonabili al loro ex-collega, bastava dare un’occhiata ai ranking per rendersene conto: se veramente la FIDAL avesse 37 atleti con il fisico e le capacità di Schwazer, e quindi tutti con concrete possibilità di vittoria di medaglie olimpiche, l’Italia sarebbe una superpotenza mondiale dell’atletica. E l’Italia purtroppo non ha neanche 37 marciatori che preparano sia la 20Km (da fare in 1h20) che la 50Km (da fare in 3h39),  ovvero doppiare le gare alle Olimpiadi.

Secondo le informazioni che ci sono pervenute da una quindicina dei 37, è emerso un importante particolare: non è stato chiesto loro di fare un allenamento intenso prima del prelievo di urine, il che potrebbe essere un fattore che invece andava considerato.

Al di là del fatto che i valori quantitativi di DNA nelle urine di Schwazer non sarebbero poi così anomali, esiste un qualificato studio sull’ematuria (microscopica e macroscopica) dello sportivo [Post exertional hematuria – P.P. Varma, P. Sengupta & R.K. Nair – TAYLOR & FRANCIS Online], che potrebbe fornire indicazioni su una patologia in grado di innalzare la concentrazione di DNA. Leggendo il documento, si notano evidenti differenze di approccio rispetto al lavoro fatto dal RIS:

<< L’incidenza dell’ematuria indotta dall’esercizio è compresa tra il 5% e il 25% e la letteratura disponibile suggerisce che dura da poche ore a un massimo di 3 giorni. Abbiamo analizzato il sedimento urinario di partecipanti sani di età compresa tra 20 e 50 anni prima e dopo una corsa di 5 km. Chiunque avesse un sedimento anormale prima dell’esercizio è stato escluso dallo studio. Dei 491 partecipanti, 59 (12%) hanno sviluppato ematuria post esercizio quando la corsa doveva essere completata nel tempo assegnato. Tuttavia, quando la corsa è stata completata senza limiti di tempo, solo l’1,3% (4 su 316) ha sviluppato ematuria ( p <  0,001) … La durata media dell’ematuria è stata di 1,98 ± 1,89 giorni e l’81% dei partecipanti ha eliminato l’ematuria entro 3 giorni. Nel 12% è durato da 3 a 7 giorni e nel 7% è continuato oltre i 7 giorni. …  L’ematuria dopo l’esercizio sembra essere correlata all’intensità dello sforzo durante l’esercizio piuttosto che alla sua durata.>>

Alla luce di queste considerazioni e di quanto trapelato della perizia del RIS, nascono i seguenti interrogativi:

1) In occasione dei precedenti prelievi di confronto DNA fatti ad Alex Schwazer, il RIS gli ha chiesto prima di urinare  di marciare per 40Km o comunque di fare un allenamento intenso?

2) Perché non è stato richiesto ai 37 atleti di fare un allenamento intenso prima del prelievo di urina, in modo da indurre uno sforzo tale da produrre una eventuale ematuria (microscopica o macroscopica) che avrebbe potuto generare un aumento di DNA nelle urine?

3) Non è troppo ridotto un gruppo di soli 37 atleti “cavia” (tra l’altro non compatibili con le capacità fisiche e di recupero di Schwazer) quando in altre ricerche scientifiche si utilizzano un numero di persone decisamente superiori (vedi la ricerca sull’ematuria che ne ha 491)?

4) I 37 atleti sono stati scelti con un criterio specifico dal RIS o la scelta effettiva è stata fatta da FIDAL? E nel caso, la FIDAL ha informato il Tribunale ed il Colonnello Lago che in Italia è quasi impossibile trovare 37 soggetti dell’atletica con capacità fisiche e di recupero simili ad Alex Schwazer?

Queste sono domande a cui potrebbe rispondere il Colonnello Lago, ma ad oggi dopo due settimane, la nostra richiesta di contatto all’ufficio stampa dell’Arma dei Carabinieri non ha ancora ricevuto risposta. Giampietro Lago ha comunque parlato senza problemi qualche settimana fa in una intervista (TV8, trasmissione Ogni Mattina) inserita in un più ampio servizio a favore delle tesi difensive di Alex Schwazer.

Il precedente del caso Elisa Desco
Anche per il caso doping di Elisa Desco ci fu un’analisi del DNA, ma non vennero fatte valutazioni quantitative. La cuneense (corsa in montagna) nel 2009 risultò positiva ad un controllo antidoping (sostanza rilevata CERA), richiese al TNA di fare l’analisi del DNA per verificare che quelle urine fossero davvero sue, la richiesta fu respinta dal TNA e dalla IAAF, quindi richiese nuovamente il DNA tramite l’interessamento della Procura di Saluzzo e l’analisi venne finalmente fatta, ma purtroppo per lei confermò che il DNA era solo il suo. La Desco, pur dichiarandosi sempre innocente, non fece scenate e scontò la squalifica senza gridare al complotto. A parte il tipo di sostanza vietata, fu un caso molto simile a quello di Schwazer (urina, positività al doping, richiesta del DNA con rifiuto della IAAF, procura che fa analizzare il DNA e trova solo tracce genetiche dell’atleta), ma per l’altoatesino a Bolzano si va sempre oltre.

CATEGORIE: Doping | Inchieste | Notizie
TAGS: , , , , , , , , , , ,