Alex Schwazer rischia la squalifica a vita

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Alex Schwazer rischia l’apertura di un nuovo procedimento antidoping a suo carico. Da squalifica a vita, visto che si tratterebbe della terza violazione delle norme WADA dopo le positività doping del 2012 e del 2016. Stavolta però non si parla di EPO e testosterone, ma di un’altra violazione del codice mondiale antidoping, la 2.5 Manomissione o tentata manomissione in relazione a qualsiasi fase dei Controlli antidoping, in questo caso per aver fornito alle autorità antidoping false informazioni.

L’Art. 2.5 del Codice Mondiale Antidoping

È ciò che emerge a seguito delle recenti dichiarazioni che l’ex-atleta di Racines ha reso alla stampa:

mi stavo allenando al massimo … Il giorno del prelievo ero reduce da 40 Km di allenamento

Queste le sue parole al termine dell’ultima udienza del noto procedimento penale di Bolzano. Parole usate per smentire una patologia che possa aver aumentato la concentrazione del suo Dna nelle urine del controllo antidoping del 1° gennaio 2016. Parole che sembrano di poco conto, ma che invece potrebbero trasformarsi in un definitivo harakiri. Ad agosto 2016, durante il processo davanti al Tribunale Arbitrale di Losanna, la difesa di Alex Schwazer presentò come prova difensiva la relazione del Dott. Pieraccini, di cui riportiamo questi passaggi:

Alessandro Donati mi ha fornito dati tecnici riguardanti il programma di allenamento seguito dall’atleta … nel periodo di fine anno nemmeno stava svolgendo programmi pesantile sessioni di allenamento non prevedevano distanze superiori ai 20/25 km durante gli ultimi mesi del 2015 … non ci sono motivi razionali per prendere piccole dosi di testosterone … non ci sono di nuovo ragioni per usarlo in un periodo di tempo intorno alla fine dell’anno, quando il programma di allenamento di Schwazer non era così pesante

Un estratto della sentenza di condanna del TAS

Come è noto, cercare di provare la propria innocenza parlando di “20/25km … allenamento leggero” servì a poco vista la squalifica di 8 anni, ma alla luce della contraddizione di quel “40Km … allenamento al massimo” spavaldamente sbandierato pochi giorni fa, la prova difensiva fornita davanti al TAS nel 2016 apparirebbe un falso prodotto in udienza. Appunto una “false evidence”, quindi una grave violazione del codice mondiale antidoping della WADA.

Wilson Kipsang – Lupita Gonzalez
CC BY-SA 2.0 Left: Tom Page – Right: Presidencia de la Rep. Mexicana

Esistono già altri casi di atleti che fornendo prove false ne hanno pagato le conseguenze:

l’ex detentore del record del mondo sulla maratona, il keniano Wilson Kipsang, è stato punito per la violazione dell’art. 2.4 Mancata reperibilità (Whereabouts Failures), ma il periodo di squalifica è stato aumentato da 2 a 4 anni perché l’atleta ha fornito prove e testimonianze false nel processo (tra cui la foto di un incidente in cui in realtà non era mai stato coinvolto e il racconto di una frana mai avvenuta), quindi anche violazione dell’art. 2.5 delle regole antidoping

la marciatrice messicana Maria Guadalupe Gonzalez, medaglia d’argento olimpica a Rio 2016, dopo la squalifica di 4 anni per positività al trenbolone ed il suo disperato ricorso al TAS poi respinto, è ancora sotto indagine della AIU appunto per violazione dell’art. 2.5 Manomissione o tentata manomissione in relazione a qualsiasi fase dei Controlli antidoping, visto che ha dovuto ammettere di aver mentito e fatto affidamento su documenti falsi che aveva fornito nel suo processo

Per Alex Schwazer quindi potrebbero esserci ulteriori problemi indipendentemente dall’esito del procedimento penale di Bolzano, con una potenziale squalifica che lo bandirebbe a vita da qualsiasi ruolo nel mondo sportivo, la stessa pena che toccò al suo ex “preparatore” Michele Ferrari.

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